Micronazioni – Un Regno in casa!

Non è un argomento comune ma mi ha incuriosito immediatamente. Effettivamente pensare che chiunque può creare la propria nazione sovrana è qualcosa che ci fa tornare bambini quando pensavamo che la nostra cameretta poteva diventare il nostro regno indiscusso, la nostra nazione personale. Non immaginavamo all’epoca quanto questo sogno era più reale di quanto potevamo pensare!

Cos’è una micronazione

Una micronazione è un entità creata da una o più persone che vuole essere considerata nazione sovrana indipendente. Il termine venne coniato negli anni sessanta e settanta quando molte di queste entità territoriali iniziarono a venire all’esistenza. E’ incredibile la quantità di micronazioni che esistono al mondo.

Di solito hanno dei denominatori comuni:

  1. Una forma e struttura apparentemente simile a quella degli stati sovrani, quindi dichiarano di avere reclami territoriali, istituzioni governative, simboli ufficiali, e cittadini residenti e non.
  2. Sono generalmente piccoli sia per estensione, sia per numero di cittadini.
  3. Le micronazioni spesso emettono, in apparenza, strumenti nazionali formali come francobolli, monete, banconote, passaporti, onorificenze, e titoli nobiliari.

Più ho approfondito l’argomento e più ne sono saltate fuori. Una caratteristica da non sottovalutare è che la totalità delle micronazioni non hanno alcun riconoscimento internazionale. Al contrario parleremmo di microstati, ad esempio come la Repubblica di San Marino, il Principato di Monaco o lo Stato del Vaticano. Tutti stati piccoli o piccolissimi ma riconosciuti dalla comunità internazionale in quanto tali. Non pensate che siano solo un fenomeno solo estero, in Italia, infatti sono molte le micronazioni che hanno rivendicato la propria sovranità ed indipendenza.

La Repubblica esperantista dell’isola delle Rose

Micronazioni: La piattaforma che fu sede
della Repubblica delle Rose

La più famosa e controversa micronazione in Italia fu la “Repubblica esperantista dell’isola delle Rose”. Questo nome dato a una piattaforma artificiale di 400 m² che sorgeva nel mare Adriatico a 11,612 km al largo delle coste dell’allora provincia di Forlì e 500 m al di fuori delle acque territoriali italiane; costruita dall’ingegnere bolognese Giorgio Rosa, il 1º maggio 1968 autoproclamò lo status di Stato indipendente, ma di fatto fu una micronazione. Mai riconosciuta ufficialmente dalla nazione italiana nè da nessun altra nazione al mondo.

L’Isola delle Rose, si diede una lingua ufficiale (l’esperanto), un governo, una moneta e un’emissione postale. Fu occupata dalle forze di polizia italiane il 26 giugno 1968 e sottoposta a blocco navale, l’Isola delle Rose fu demolita nel febbraio 1969. L’evento ebbe una risonanza tale da richiedere un intervento importante da parte del governo italiano che si tradusse in interrogazioni parlamentari e un agitazione incredibile da parte della politica che, dal mio punto di vista, ha creato una reazione spropositata da parte dell’Italia su una piattaforma di 400 metri quadri… Il blocco navale, l’intervento dell’esercito, insomma, tanto frastuono che oscurò un opportunità. L’episodio venne lentamente dimenticato, considerato per molto tempo solo come un tentativo di “urbanizzazione” del mare per ottenere vantaggi di natura commerciale o economica. Solo a partire dal 2000 è stata oggetto di ricerche e studi che hanno messo in evidenza l’aspetto utopistico e particolare della sua nascita e del suo sviluppo. Sarebbe davvero interessante avere una micronazione davanti le proprie coste! Chissà se verrà emulata in seguito.

Sealand – Esempio principe e vittoria in vista

Micronazioni: La bandiera e lo stemma araldico di Sealand

Tra tutte le micronazioni che ho avuto modo di studiare Sealand è stata quella che mi ha attratto di più. Infatti, tra le altre è quella a cui ho richiesto per prima la cittadinanza e con cui ho intrattenuto rapporti più importanti. Non solo, a breve in un altro articolo vi darò altre novità da questa nazione che si trova a largo delle coste inglesi. Perchè mi ha appassionato più di altre? Intanto vi racconto un pò di storia di questa micronazione così particolare.

Nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, il HM Fort Rough venne costruito in Inghilterra come una delle Fortezze marittime Maunsell. Comprendeva una grande zattera galleggiante con una sovrastruttura di due torri unite da un ponte sul quale potevano essere aggiunte altre strutture. La zattera venne trainata fino al banco di sabbia Rough Sands dove venne intenzionalmente allagata, in modo che lo scafo affondasse e si appoggiasse sul fondo. Le colonne, rimaste emerse, e la piattaforma superiore costituiscono la sovrastruttura del vascello rimasta in vista.

La struttura (a cui era stato dato il nome di Roughs Tower oltre a quello di Fort Rough, per via delle secche su cui era appoggiato) venne occupata da 150-300 membri della Royal Navy per tutta la Seconda guerra mondiale; la loro funzione era quella di difesa antiaerea, ma, dopo la guerra, tutto il personale venne evacuato e l’HMS Fort Rough abbandonato.

La vigilia di Natale del 1966, il forte venne occupato da Paddy Roy Bates, un cittadino britannico che aveva avuto problemi legali a causa di una stazione radio, “Radio Essex”. Egli dopo aver discusso coi suoi avvocati su come fare per mantenere la sua radio attiva decise di proclamare la piattaforma uno stato indipendente.

New Nation was made!

La cosa potrebbe sorprenderci ma il fatto che la torre era situata al di fuori delle acque territoriali inglesi faceva di fatto in modo che l’Inghilterra non potesse avere nessuna giurisdizione sulla piattaforma. Questo non lo dico io né la famiglia Bates ma una sentenza inglese del 25 novembre 1968 che affermava che il Regno Unito non aveva nessuna giurisdizione sulla piattaforma marittima. Capite bene che fu una sentenza storica. Seppure successivamente il Regno Unito spostò i confini territoriali “inglobando” di fatto Sealand questa sentenza è precedente e allo stato attuale non c’è nessuno sviluppo e nessuna richiesta da parte del governo Britannico nel voler risolvere la disputa. Semplicemente non è una faccenda rilevante e per quanto sia una “falla del sistema”, l’UK ha questioni più importanti da risolvere evidentemente e quindi ha lasciato in sospeso questa questione.

Mi riservo di parlarvi di Sealand in un prossimo articolo.

Innumerevoli altre micronazioni

Le micronazioni sono moltissime e non potremmo dedicare un solo articolo per trattarle tutte. Vi ho menzionato giusto le due più particolari. Ne esistono tante altre sparse per il mondo. Ad esempio Talossa (che in finlandese significa “dentro casa”), nata da un ragazzetto che alla fine degli anni ’70 dichiarò la propria cameretta nazione sovrana, dagli anni 70 questa nazione ha prosperato diventando una delle più attive micronazioni sul web. Esiste Westarctica, nazione situata nel territorio antartico (ma che è più un azienda green che una nazione) che rivendica la cura del pianeta con iniziative “green” da parte di tutti i cittadini. Molossia, negli USA, oppure la Repubblica di LOL… Insomma, chi più ne ha più ne metta! Alcune sono rivisitazioni storiche, altre nascono per proteggere e tutelare opere d’arte, questo è il caso di Landonia. Tutte queste sono entità che sperano di ricevere una sorta di riconoscimento in futuro.

Quali sono i requisiti per creare il proprio stato nazionale?

Esiste una convenzione internazionale che indica i requisiti per riconoscere uno stato come nazione sovrana. Questa è la Convenzione di Montevideo. Ecco quali sono, secondo questa convenzione internazionale, i requisiti per essere riconosciuti come nazione dalla comunità internazionale:

L’articolo n°1 è il più conosciuto, ed è quello che fissa quattro norme fondamentali per gli Stati firmatari, norme rilevanti ai fini dell’assunzione di personalità giuridica internazionale, ovvero la contestuale presenza di:

  1. Una popolazione permanente
  2. Un territorio definito
  3. Un potere di governo esclusivo
  4. La capacità di intrattenere rapporti con altri stati

Inoltre, il primo paragrafo del terzo articolo, dichiara esplicitamente che L’esistenza politica di uno Stato è indipendente dal riconoscimento degli altri Stati.

Se andiamo ad analizzare nel dettaglio i requisiti al primo articolo comprendiamo che non è difficile soddisfare i primi tre punti. Infatti ognuno di noi, entrato a casa e chiuso la porta è in un territorio definito (casa), con una popolazione permanente (noi e/o la nostra famiglia), che ha un potere di governo esclusivo (noi possiamo essere i padroni di casa nostra e indicare le regole, le “leggi” da seguire). Il terzo articolo della stessa convenzione indica che uno stato è dichiarato tale indipendentemente dall’essere riconosciuti o meno dalla comunità internazionale, MA, se non siamo in grado di intrattenere rapporti diplomatici almeno con uno stato allora siamo destinati a restare per sempre una micronazione, una entità che pretende di diventare nazione ma che non lo diventerà mai…

In conclusione possiamo dire che chiunque può dilettarsi nel creare il proprio stato ma difficilmente potrà ricevere un riconoscimento internazionale… Naturalmente la speranza è l’ultima a morire e chissà che tra la promulgazione di una legge e la nomina di un nobile riusciamo ad incuriosire qualcuno al punto da intrattenerci rapporti diplomatici stabili ed ecco che… A new nation was made!

Francesco Manzella – MetalDeTrekking

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